L’Italia minaccia il no. Il governo si prepara a non firmare l’accordo al Vertice europeo

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L’Italia minaccia il no. Il governo si prepara a non firmare l’accordo al Vertice europeo

Proprio ora che il governo Conte stava quasi pregustando il sapore di un possibile accordo al Consiglio europeo sui migranti, alla luce del “successo italiano” (parole di Matteo Salvini) sul caso Lifeline, da Bruxelles arriva la doccia gelata. Fonti europee del Consiglio fanno sapere che non ci sono speranze che al vertice di domani e dopodomani si raggiunga un accordo per riformare il regolamento di Dublino.

Viene a cadere così il primo pilastro di tutta la trattativa messa in piedi dal premier Giuseppe Conte con la proposta in 10 punti presentata domenica scorsa al vertice informale di 16 paesi Ue a Bruxelles ed esposta oggi in Parlamento nell’informativa pre-consiglio europeo. A questo punto è ufficiale: Roma minaccia di non approvare il documento conclusivo del vertice. Uno strappo mai accaduto prima.

Se Dublino resta tale, con tutte le responsabilità sui migranti addossate a paesi di primo approdo come l’Italia, allora non c’è spazio nemmeno per concessioni italiane sui movimenti secondari. Il modello Lifeline, attraccata a Malta con il suo carico di migranti a fatica smistato in otto paesi europei, non decolla. E allora si preannuncia un Consiglio europeo tutto in salita.

A Roma la vedono nera. Alla vigilia del Consiglio Ue, mezzo governo viene ricevuto al Colle a pranzo come da prassi. C’è Conte e i suoi due vice Salvini e Di Maio, i ministri Trenta, Tria, Savona, Moavero Milanesi, il sottosegretario Giorgetti. Clima collaborativo, approccio positivo e sopratutto pieno sostegno dal presidente Sergio Mattarella su tutta la linea, che è quella esposta dal premier oggi in Parlamento nell’informativa pre-consiglio Ue.

Al Quirinale, anche Salvini si mantiene su toni positivi, pur con la sua solita verve polemica. Il ministro dell’Interno tende a esaltare i risultati ottenuti con la vicenda della Lifeline: “Sono buoni non certo per merito di Macron, nonostante Macron”. Quanto all’attracco a Malta: “Meglio tardi che mai. Sono convinto che se il governo italiano e il ministro dell’Interno non avessero fatto quello che hanno fatto, né Malta né la Spagna avrebbero fatto alcunché. Quindi a qualcosa siamo serviti”.

Già, ma ora? Il premier maltese Joseph Muscat precisa che il caso Lifeline non sarà mai un modello, come vorrebbe il governo di Roma. “Caso unico”, dice da La Valletta. Angela Merkel è ormai vittima della guerra interna con il suo alleato di governo Horst Seehofer che entro domenica chiede un’intesa europea sui respingimenti dei migranti che arrivano in Germania e che sono stati registrati nei paesi di primo approdo come l’Italia. È un ultimatum, che rischia di far cadere il governo a Berlino e di segnare la fine dell’era Merkel e, con essa, dell’Europa come l’abbiamo conosciuta finora. Il governo di Vienna fa sapere intanto che non è disposto ad accettare i migranti respinti dalla Germania. “Se la Germania crede che, contro il diritto internazionale, può semplicemente rimandare indietro le persone in Austria, allora chiariremo ai tedeschi che non riprenderemo queste persone”, dice il ministro dell’Interno austriaco Herbert Kickl, alleato sovranista di Salvini che solo la scorsa settimana era a Roma in conferenza stampa con il ministro italiano e il vicecancelliera austriaco Heinz-Christian Strache.

È tutto sottosopra. Sulla riforma delle regole di Dublino in Consiglio europeo non solo non c’è consenso, ma nemmeno “maggioranza qualificata” per il compromesso che prevede di introdurre un meccanismo di ripartizione dei richiedenti asilo in caso di crisi e maggiore responsabilità per i paesi di primo ingresso, dice a Bruxelles un alto funzionario Ue. “L’intenzione dei leader è di continuare a lavorare al consenso”, aggiunge, ma “senza scadenze”. Insomma, oggi come ieri: l’Ue non vuole superare Dublino e pensa di continuare i negoziati nel semestre di presidenza austriaca che inizia la prossima settimana. Dalla padella alla brace.

Perchè, sempre a detta di qualificate fonti Ue, lo scenario della “chiusura della frontiera tra Germania e Austria e tra Austria e Italia” non è affatto fuori discussione. Anzi: fa da sfondo – o minaccia, fate voi – a qualsiasi dibattito europeo sul tema. Salvini pensa di muovere a più miti consigli i suoi ‘alleati’ austriaci, ma alle brutte si sa che è questo lo scenario. Non c’è alleanza che tenga, tanto meno una sovranista.

Già la risoluzione di maggioranza approvata oggi in Parlamento mette nero su bianco che se c’è qualcuno che non accoglie in Europa sono soprattutto i passi dell’Est, deferiti per questo alla Corte di giustizia europea. Si legge nella risoluzione: “La Repubblica Ceca ha accolto soltanto 12 rifugiati su 2690 spettanti e l’Ungheria e la Polonia non ne hanno ricollocato nessuno, mentre ne avrebbero dovuti accogliere rispettivamente 1.294 e 6.128”. Sono gli alleati leghisti.

Ma in questa storia ormai non ci sono alleanze, non ci sono intese. Anche la discussione sul bilancio dell’Eurozona slitta a fine anno per mancanza di un accordo. Rimangono solo le politiche nazionali: che si scontrano.

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