Viticoltore biologico rischia il carcere per aver rifiutato l’uso di pesticidi

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Un viticoltore francese, produttore di vini biologici, rischia la prigione perché non vuole cedere all’uso di pesticidi. Emmanuel Giboulot, questo il suo nome, è stato convocato dal tribunale di Digione perché ha detto no all’uso di un particolare pesticida, reso obbligatorio da una norma locale, per contrastare la flavescenza dorata, tipica malattia della vigna. La sentenza dovrebbe arrivare nelle prossime settimane.

Emmanuel Giboulot è un coraggioso viticoltore biologico francese, che in questi giorni sta combattendo la sua battaglia contro un sistema che lo vuole costringere a utilizzare pesticidi nelle proprie vigne. L’uomo, se dovesse perdere la causa, potrebbe rischiare 6 mesi di carcere o il pagamento di una sanzione pari a 30mila euro. La sua colpa è semplicemente quella di non aver obbedito all’ordine ufficiale di intervenire con fitofarmaci per distruggere un insetto incolpato di trasmettere una malattia devastante per le piante.

Convocato il 24 febbraio scorso, Giboulot è dovuto comparire in udienza al tribunale di Digione, ottenendo un rinvio a giudizio previsto per il 7 aprile prossimo.

I fatti per i quali il viticoltore francese è incolpato risalgono a giugno dell’anno scorso. Durante quel periodo, per contrastare un rischio ipotetico di epidemia di flavescenza dorata, una malattia tipica delle viti, il prefetto della Côte-d’Or ha deciso che tutti i viticoltori avrebbero dovuto, obbligatoriamente, trattare le loro vigne contro la cicalina, l’insetto che diffonde la malattia. Per farlo, si sarebbe dovuto utilizzare un insetticida molto aggressivo, giudicato dannoso non solo contro questo particolare insetto ritenuto responsabile della flavescenza dorata, ma anche contro altri animali impollinatori, come le api.

Come abbiamo accennato, Giboulot è un viticoltore biologico e da più di 30 anni lavora per preservare gli equilibri ecologici della propria vigna. Utilizzare pesticidi avrebbe vanificato il lavoro di tutta una vita. Così, ha deciso di combattere la cicalina, scegliendo tra i numerosi trattamenti naturali ben conosciuti dagli agricoltori biologici. Fino a quando, la scorsa estate, il 51enne francese è stato raggiunto da un ispettore della direzione regionale dell’Agricoltura che gli ha chiesto di mostrare le fatture di acquisto dell’insetticida. Giboulot ha dichiarato di non averlo usato e così è stato denunciato.

Nel mese di novembre, Giboulot ha dichiarato al sito Decanter.com di essere convinto che un trattamento sistematico, senza alcun sintomo della malattia, non sia la soluzione migliore per risolvere il problema. In questi casi, ha aggiunto, è necessario pensare ad altre opzioni che garantiscano la salute degli agricoltori e dei clienti.

In più, ha affermato: “Mio padre ha iniziato la conversione all’agricoltura biologica nel 1970 e ora siamo completamente biologici e biodinamici. Non voglio annullare decenni di lavoro applicando un trattamento in cui gli effetti sulla salute delle viti e del pubblico non sono ancora provati”.

Denis Thiery, uno specialista di viti presso il National Institute of Agronomic Research, ha dichiarato a Le Monde che anche se Pyrevert (il pesticida da utilizzare) è di origine naturale, rimane comunque dannoso per l’ambiente, perché contiene una neurotossina che può colpire non solo gli insetti, ma anche uccelli e altri animali, oltre ai viticoltori.

Sul Guardian si sottolinea come, lo scorso giugno, anche un altro viticoltore biologico è stato processato e condannato per non aver trattato le sue vigne con il pesticida. La sua pena detentiva è stata annullata, dopo che l’uomo ha accettato di effettuare il trattamento preventivo contro la malattia.

Più di 41.000 sostenitori hanno già firmato una petizione per sostenere Giboulot nella sua battaglia.




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